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Archivio di Stato di Reggio Emilia



Reggio Emilia per Immagini

Incisioni, stampe, cartoline

27 aprile - 9 giugno 2024

Archivio di Stato di Reggio Emilia
LUN-VEN 8:30 - 14:00
SAB 15:30 - 19:30
Ingresso libero

In occasione del Festival della Fotografia Europea l’Archivio di Stato ha individuato, all’interno del proprio patrimonio archivistico, una selezione di documenti visivi riguardanti la città di Reggio Emilia e i suoi immediati dintorni.  Attraverso le stampe, i disegni, le fotografie e le cartoline esposte si sono voluti evidenziare alcuni significativi elementi delle dinamiche evolutive che, tra XVIII e XIX secolo, hanno coinvolto la città, tra assenze, permanenze e cambiamenti.

Il percorso prende l’avvio dalla bella piantaprospettica della città di  Reggio realizzata da Giovanni Andrea Banzoli nel 1720 per poi proseguire attraverso alcune vedute settecentesche della città, approdando infine alla  bella pianta di Luigi Manzotti del 1817. Accanto ai principali edifici civili e religiosi, spiccano per importanza le mura e le strutture fortificate, destinate tuttavia nell’arco di pochi decenni a scomparire quasi totalmente dal panorama reggiano, dando l’avvio a importanti trasformazioni del tessuto urbano.

Nel corso del XIX secolo, infatti, un elemento fondativo dell’identità cittadina come le mura, che hanno a lungo rappresentato il confine tra il dentro e il fuori, tra l’ambito privilegiato del potere e dello scambio e il resto del territorio, diventa un ostacolo alla costruzione di un aggregato urbano più “aperto” e “moderno”. Si procede così al progressivo smantellamento delle opere fortificate della città, iniziato alla metà del XIX secolo con l’abbattimento della Cittadella. Il vuoto così creato viene tuttavia quasi immediatamente colmato da un nuovo “pieno”, non solo attraverso l’espansione dei confini esterni dell’abitato urbano ma anche, nel caso dell’antica Piazza d’Armi,  attraverso la costruzione di edifici come il Foro Boario (poi Caserma Zucchi) e il Teatro Valli destinati a diventare nuovielementi portanti dell’identità cittadina.

Questa realtà in divenire conoscerà ancora, nel corso del XX secolo, profonde trasformazioni con l’abbattimento dei Portici della Trinità e l’erezione dell’attuale Isolato San Rocco. Se in questo caso l’obsolescenza delle mura ne determina la quasi completa scomparsa dal panorama urbano e dalla memoria collettiva, nel corso del XIX secolo cambiamenti meno evidenti ma comunque significativi riguardano anche altri luoghi della città. Si pensi alle aree adiacenti alla Basilica della Ghiara: benché gli edificiraffigurati nelle stampe settecentesche qui esposte siano ancora in gran parte riconoscibili, uno sguardo più attento coglie iimportanti trasformazioni del tessuto urbano, come l’abbattimento dell’isolato Guasco, che sorgeva in luogo dell’attuale piazza Gioberti.

Più impermeabili ai cambiamenti sono invece altri luoghi della città.Un esempio di sostanziale permanenza nell’organizzazione degli spazi èdi certo rappresentato dal principale centro del potere ecclesiastico e civile della città, Piazza del Duomo (oggi piazza Prampolini), le cui strutture principali, dalla fine del XVIII secolo, dopo la costruzione della sala destinata ad accogliere l’archivio generale del Ducato e la realizzazione della nuova facciata del palazzo comunale, rimangono in linea di massima immutate. Ciò non significa naturalmente che questo luogo sia rimasto  totalmente impermeabile al passaggio del tempo: la storia ci insegna infatti che, anche quando il significante resta lo stesso, il significato veicolato cambia a seconda delle circostanza. Si osservi ad esempio la stampa raffigurante l’architettura temporanea allestita in occasione della Festa della Pace celebrata nel 1801 in quella che all’epoca si chiamava piazza della Rivoluzione, che diventa uno scenario attraverso il quale trasmettere i nuovi contenuti rivoluzionari.

Il breve percorso qui proposto si conclude infine, uscendo di poco dai confini urbani, con alcune stampe dedicate alla scomparsa Reggia di Rivalta. Si tratta di un edificio le cui sfortunate vicende hanno rappresentato a lungouna fonte di malinconicorimpianto per i reggiani. In questo caso il vuoto lasciato da edifici ormai scomparsi a lungo è rimasto tale, salvo diventare oggetto, in tempi recentissimi di un importante progetto volto a ripristinare i giardini della reggia.



Ultimo aggiornamento: 06/11/2025